Storia e Cultura

Alcamo (Àrcamu in siciliano)

Alcamo si trova al centro del Golfo di Castellammare, a 258 metri s.l.m. ed è situata alle pendici del Monte Bonifato, complesso calcareo che raggiunge gli 825 metri s.l.m., e che al di sopra dei 500 metri ospita la Riserva naturale del Monte Bonifato.

All’interno del territorio alcamese si trova anche la frazione di Alcamo Marina, maggiormente frequentata nel periodo estivo come zona di villeggiatura.

Sebbene si abbiano poche informazioni al riguardo, esistono prove che il territorio alcamese fosse popolato anche in tempi preistorici; in particolare in uno dei siti più antichi del territorio alcamese, presso la contrada Mulinello, sono stati trovati reperti risalenti al Mesolitico, approssimativamente intorno al 9000-6000 a.C.

Dalle citazioni di Licofrone, si sa che anticamente sul Monte Bonifato era presente un centro abitato chiamato Longuro. Secondo un antico racconto, tale insediamento fu fondato da una colonia di greci che sfuggirono alla distruzione della città di Troia.

Durante il periodo romano, gli abitanti di Longuro si trasferirono ai piedi del monte in modo da praticare l’agricoltura nei terreni circostanti. Il centro abitato che nacque ai piedi fu chiamato Longarico; tale nome compare nell’Itinerario di Antonino Pio (III secolo d.C.) e corrisponderebbe al nome latino di Longuro.

Secondo un’ipotesi, le due collinette che compaiono nello stendardo di Alcamo rappresenterebbero rispettivamente i centri abitati di Longaricum e Longuro.

Si ipotizza che la città di Alcamo sia nata a partire dall’insediamento di Longarico per mano degli arabi, che trovarono tale insediamento semideserto.

La prima testimonianza sull’esistenza di Alcamo risale al 1154 grazie ad un passo del Libro di Ruggero II, scritto dal geografo berbero Idrisi per ordine del re normanno al fine di ottenere una raccolta di carte geografiche. Lo scrittore descrive, da più di un miglio arabo di distanza, la posizione di Alcamo dal castello di Calatubo (tutt’oggi visibile all’interno del territorio comunale) e la definisce manzil ovvero “casale o gruppo di case” con terre fertili e un fiorente mercato. In tale periodo, tale casale veniva chiamato dagli arabi “Alqamah”. Un diario del 1185 dal pellegrino andaluso Ibn Jubayr conferma l’origine araba della cittadina; quest’ultimo, in viaggio da Palermo a Trapani, si fermò ad Alcamo, che definì un paese (beleda) con moschee e un mercato, i cui abitanti erano tutti di religione musulmana.

Originario del luogo fu il poeta Cielo d’Alcamo (noto anche come Ciullo d’Alcamo), autore del contrasto “Rosa fresca aulentissima”, che scrisse nel XII secolo in italiano volgare. All’illustre concittadino gli alcamesi hanno, via via nel tempo, intitolato molti luoghi della città, come la piazza principale, il teatro comunale e il Liceo Classico “Cielo d’Alcamo” che, fondato nel 1862, rappresenta uno dei più antichi istituti del mezzogiorno.

Monumenti e luoghi di interesse

Tra gli edifici civili di interesse storico, si annoverano:

– Casa De Ballis (via Mariano de Ballis): con torre quadrata merlata di origine cinquecentesca, adornata con un arco a tutto sesto che contiene al suo interno due finestre, una bifora e una trifora; fu probabilmente progettata nel 1490 dai fratelli Tommaso e Pietro Oddo;

– Palazzo della Loggia (1500): costruito su progetto dell’architetto Domenico De Vitale, ha una base in travertino e la parte superiore in calcarenite. Si trova all’angolo fra il Corso 6 Aprie e la via Barone di San Giuseppe.

– Palazzo Diana (o Termine): si trova all’angolo fra via Ignazio de Blasi e il Corso 6 aprile; ci sono due piccole colonne all’angolo, una bifora murata nella via De Blasi con lo stemma della famiglia Diana e una cornice simil-gotico sull’ingresso

– Palazzo Pia Opera Pastore, eretta dall’architetto Giovan Battista Palazzotto nel 1872;

– Palazzo Fraccia (via 11 Febbraio): in stile barocco, costruito nel 1700 dal barone Agostino Fraccia;

– Palazzo Rocca (corso VI Aprile): costruito intorno al 1629;

– Palazzo Rossotti-Chiarelli (via Rossotti): in stile barocco, costruito nel XVIII secolo;

– Palazzo Palmerini: all’angolo fra via Madonna dell’Alto e via Buonarroti

– Palazzo Peria (corso VI Aprile): costruito intorno al 1700;

– Palazzo Di Gregorio (via Dante): costruito intorno al XVII secolo;

– Palazzo Patti (piazza Ciullo): costruito intorno al XVIII secolo;

– Palazzo Guarrasi in via 15 Maggio: risalente al 1700

– Palazzo Quattrocchi: del 1700, in via 15 Maggio

– Palazzo Comunale (piazza Ciullo): in stile neoclassico, costruito tra il 1843 e il 1865, ultimato nel 1950.

– Palazzo Ferrara (angolo via Francesco Crispi e via Ruggero Settimo): in stile classicheggiante, costruito nel 1909;

– Palazzo Pastore (corso VI Aprile vicino piazza Ciullo): in stile neoclassico, costruito alla fine del XVIII secolo;

– Palazzo Velez (via Buonarroti, dietro la chiesa madre): costruito fra il 1600 ed il 1700, ha un cortile interno.

– Villa Luisa (ad angolo tra via Madonna Alto Mare, via Rossotti e via Federico II): costruita nel 1903.

Architetture religiose

– La chiesa di Santa Maria della Stella, adesso abbandonata, fu la prima chiesa madre di Alcamo a partire dal 1313; ubicata nell’antico rione di San Vito, questa antica chiesa conteneva al suo interno un dipinto su tela della Madonna del Miele del 1300 (successivamente trasferito all’interno della chiesa dei Santi Paolo e Bartolomeo), che si ritiene sia il più antico dipinto esistente ad Alcamo.

– L’ex chiesa di San Giacomo della Spada (anteriore al 1379, ingrandita nel 1625-36), sede della Biblioteca Multimediale del comune di Alcamo dal 1998. Al suo interno si trovava un unico altare dove era collocato un dipinto dedicato al santo titolare in cui era rappresentato il cammino dei pellegrini verso il santuario di Santiago di Compostela. Nel 1866, a seguito dell’eversione dell’asse ecclesiastico, la chiesa venne concessa al comune e divenne sede della Biblioteca civica nel 1874. Nel 1968 venne danneggiata dal terremoto del Belice. Successivamente fu restaurata e adibita a Biblioteca Multimediale a partire dal 1998.

– Chiesa di San Vito: diede il nome all’antico quartiere di San Vito e alla via in cui si trova (via San Vituzzo). Oggi è utilizzata dai cristiani ortodossi.

– La chiesa di San Tommaso (data di costruzione incerta, probabilmente nella prima metà del XV secolo) nobilitata da un grande portale con decorazioni geometriche in stile gotico-catalano. A partire dal 1984, è la sede del Rotary Club di Alcamo.

– La chiesa di Santa Maria di Gesù (XV secolo, allargata nel 1762), ospita al suo interno le spoglie del beato Arcangelo Piacentini da Calatafimi, suo fondatore. Contiene inoltre un dipinto della Madonna delle Grazie del XV secolo attribuito al pittore palermitano Pietro Ruzzolone, mentre il portale della chiesa, in marmo di Carrara, è attribuito allo scultore Bartolomeo Berrettaro.

– L’ex chiesa di Santa Maria del Soccorso (XV secolo); al suo interno sono custodite due tele dipinte dal sacerdote Francesco Alesi, che raffigurano la Santissima Trinità e Sant’Onofrio; era inoltre presente una tela di San Filippo Neri, dipinta nel 1637 da Francesco Minutilla, successivamente trasferita nella chiesa madre.

– Di rilevanza artistica anche la Chiesa del Santissimo Salvatore, che è una chiesa barocca della prima metà XIV secolo, riedificata a metà del ‘500 e negli anni 1690-97. Al suo interno conserva dipinti del Novelli risalenti alla prima metà del XVII secolo.

– La chiesa di Sant’Oliva (1533, riedificata nel 1724) custodisce una pittura di Pietro Novelli (“Le Anime del Purgatorio liberate per il sacrificio della messa” del 1639, nell’altare maggiore) e lavori dei Gagini (tra cui la statua in marmo del 1511 dedicata a Sant’Oliva, il gruppo marmoreo dell’Annunciazione, le statue di San Luca e Sant’Angelo).

– Il santuario di Maria Santissima dei Miracoli (1547), in stile barocco-rinascimentale, contiene al suo interno il quadro di autore ignoto del XIII secolo della Madonna dei Miracoli, che venne rinvenuto dalle rovine di un vecchio edificio nel 1547, in seguito ad un evento miracoloso.

– La Chiesa del santissimo Crocifisso (o Parrocchia di San Francesco di Paola) (1550); sull’altare maggiore è collocato il Santissimo Crocifisso, creato dal trapanese Francesco Marino (XIX secolo) e una tela, probabilmente del ‘600, intitolata “I Santi Cosimo e Damiano, con la Trinità e i Santi Rosalia e Francesco di Sales.”

– La chiesa dell’Annunziata o del Carmine (secolo XIV, riedificata nel XVI e XVII secolo; crollata nel 1866): in stile gotico-catalano; della struttura originaria sono andate distrutte le coperture, mentre rimangono alcune cappelle e un ordine di colonne.

– L’ex chiesa di San Nicolò di Bari (1430, demolita e riedificata nel 1558)

– La chiesa di Sant’Agostino (1583)

– La basilica di Santa Maria Assunta, detta anche “Chiesa Madre”, è una realizzazione del XIV secolo intitolata all’Assunta; fu ricostruita nel 1669, mentre la facciata è del 1786; sul posto esisteva un luogo di culto del XIV secolo del quale sono visibili il portale e l’elegante campanile. Sorge nel pieno centro cittadino a due passi da piazza Ciullo. L’interno, tripartito, è affrescato da Guglielmo Borremans. Nella porzione absidale e nelle cappelle laterali sono presenti opere di Antonello Gagini, intitolate “Madonna coi Santissimi Filippo e Giacomo”, “Crocifisso”  e “Transito della Vergine”.  Altre opere presenti all’interno sono di suoi allievi. All’interno della chiesa è inoltre conservata la “sacra spina”. Dal 2010 è stato allestito il “Museo d’arte sacra Basilica Santa Maria Assunta” contenente moltissime opere provenienti dalle chiese alcamesi. All’interno della chiesa vi è inoltre un’opera di architettura moderna dedicata a Don Rizzo, opera dell’architetto Paolo Portoghesi.

– Nella seicentesca chiesa di San Francesco d’Assisi (1224-1226, demolita e ricostruita nel 1608-1648) sono conservate un’ancona in marmo del 1586 che raffigura la Madonna col Bambino, ritenuta probabile opera di Domenico Gagini, e due sculture riproducenti la Maddalena e San Marco, attribuite ad Antonello Gagini.

– La chiesa dei Santi Paolo e Bartolomeo (1615-1689), dai caratteristici tratti barocchi, accoglie al suo interno il dipinto della Madonna del Miele, di antichissima fattura (1300 circa), “San Bartolomeo”, dipinto da Narciso Guidone nel 1616, e “Madonna dei Sette Angeli”, dipinta da Giuseppe Felice nel 1703.

– La chiesa di Santa Maria delle Grazie (1619, allargata tra il 1626 e il 1636), collocata in corrispondenza della fine del corso VI Aprile.

– La chiesa di Sant’Anna (1630-1634)

– L’ex chiesa di San Pietro Apostolo (costruita probabilmente nel 1367, ricostruita fra il 1645 e il 1649, poi ingrandita nel 1742 su progetto dell’architetto Giovanni Biagio Amico); il portale artistico dell’ingresso principale è del 1649. Il tetto è crollato a causa terremoto del 1968

– La chiesa del santo Angelo Custode (o chiesa delle Riparate) (1647)

– La chiesa della Sacra Famiglia, a toccare all’ex collegio dei Gesuiti, in piazza Ciullo.

– L’ex collegio dei Gesuiti (costruito nel 1650 circa, nel ‘700 è stato aggiunto il loggiato), con entrata sulla piazza Ciullo, in prossimità dell’omonima chiesa. Al suo interno si trovano il Museo d’arte contemporanea di Alcamo e la Biblioteca Civica “Sebastiano Bagolino”.

– La chiesa di Santa Maria della Catena (1661) ospita tuttora all’interno un dipinto della titolare, realizzato da Giuseppe Renda nel 1799.

– La chiesa del Collegio dei Gesuiti o chiesa del Gesù (1684-1767), la cui facciata di stile barocco, ornata da un grande orologio circolare, fa da sfondo alla piazza Ciullo. Nelle nicchie della facciata si trovano le statue di Sant’Ignazio di Loyola, San Francesco Saverio, la Madonna Dei Miracoli e gli arcangeli San Raffaele e San Michele.

– L’ex chiesa di Santa Caterina del Monte di Pietà, ubicata nel corso VI Aprile (ad angolo con via Barone di San Giuseppe). La facciata che presenta un portale semplice, fu realizzata nel 1608, e il quadro di Santa Caterina di Alessandria (1621) e dipinto da Giuseppe Carrera o Giacomo Lo Verde, si trova adesso presso il Museo d’arte sacra (Alcamo). L’edificio, che ha perso la sua funzione religiosa, ospita all’interno una proprietà commerciale.

– La chiesa dei santi Cosma e Damiano (1500), ricostruita nel 1721-1725), in stile barocco, contiene due sculture di Giacomo Serpotta (la “Giustizia” e la “Pietà”).

– La Badia Nuova (1531, demolita nel 1699 e ricostruita nella prima metà del secolo XVIII). Custodisce una pittura di Pietro Novelli e figurazioni allegoriche di Giacomo Serpotta.

– La chiesa della Santissima Trinità (1746-1757)

– L’ex chiesa dell’Ecce Homo (1750), costruita in piazza Mercato, dove una volta si trovava la chiesa del Santissimo Crocifissello, demolita nel 1736.

– La chiesa di Santa Maria del Rosario (1660, riedificata nel 1761); contiene sull’altare 15 tele ovali, intitolate “I quindici Misteri del Rosario”, realizzate da Carlo Brunetti su richiesta della Compagnia del Rosario; è inoltre presente una tela dipinta da Vito Carrera nel 1603, intitolata “Santa Maria del Rosario, con i misteri”.

– Il Santuario di Maria Santissima dell’Alto (929, riedificato nel XX secolo) sorge sulla cima del Monte Bonifato, sui resti del Castello dei Ventimiglia. Sull’altare del santuario è collocata la statua della Madonna dell’Alto, opera di Giuseppe Ospedale del 1933.

– Il santuario Maria Santissima del Fiume (sulla Strada Statale 113, subito dopo lo svincolo Autostrada A29 Alcamo Ovest) è stato costruito nei primi anni del Novecento. È meta di pellegrinaggi nel mese di maggio, soprattutto il sabato mattina. All’interno si trovano la statua della Madonna e sul soffitto un affresco del pittore alcamese Liborio Pirrone.

– La chiesa di San Giuseppe lavoratore (1947).

– La chiesa delle Anime Sante del Purgatorio (1813, demolita e ricostruita nel 1958). Al suo interno di trovava un dipinto del 1854, in seguito andato perduto, del palermitano Raffaele Genovese che raffigurava le Anime del Purgatorio, la Madonna dei Miracoli e i santi Rocco e Sebastiano.

– La chiesa del Sacro Cuore (1967) fu costruita a partire da una struttura prefabbricata utilizzando il ricavato della vendita della chiesa di Santa Maria dello Stellario, che si trovava in passato in piazza Ciullo.

– La Chiesa Gesù Cristo Redentore (2006) venne costruita per riunire i fedeli della contrada Sant’Anna, il cui numero crebbe considerevolmente in seguito all’espansione della città cominciata intorno agli ’80-’90. È costituita da tre navate, sormontate da una grande cupola a volta con copertura in legno e struttura portante in legno lamellare. Si accede alla chiesa da una scalinata divisa in due rampe con forma ad arco, di 10 gradini ciascuna.

Chiese scomparse

Tra le chiese un tempo presenti nel territorio ad Alcamo e adesso scomparse, si ricordano:

– Chiesa di San Calogero: diede il nome all’omonimo antico quartiere di Alcamo.

– Chiesa di San Giuliano: diede il nome ad un quartiere di Alcamo.

– Chiesa di San Giacomo: con annesso un Ospizio dei Pellegrini.

– Chiesa di San Michele Arcangelo: edificata nel 1517 in fondo all’attuale via Rossotti.

– Chiesa di Santa Maria dell’Itria

– Chiesa di Sant’Ippolito

– Chiesa di Santa Rosolia: edificata nel 1630; si trovava vicino la torre De Ballis.

– Chiesa Opera Santa della Misericordia: edificata nel XVIII secolo; si trovava nell’attuale via Veronica Lazio.

– Chiesa della Congregazione segreta del Santissimo Crocifisso: venne edificata nel 1680 a sud della chiesa di Santa Maria del Soccorso.

– Chiesa di Santa Maria dello Stellario: si trovava in piazza Ciullo; fu demolita per costruire al suo posto una succursale del Banco di Sicilia.

– Chiesa di Santa Maria della Grazia: di piccole dimensioni, era ubicata nell’attuale piazza Ciullo, a toccare alla chiesa di Santa Maria dello Stellario, assieme alla quale fu demolita per la costruzione di una succursale bancaria.

– Chiesa di San Nicolò del Vàusu: scomparsa da secoli. Il suo nome deriva dal termine dialettale vàusu, che vuol dire “balzo”, con riferimento alla collocazione della chiesa rispetto al Monte Bonifato. In onore del santo titolare era celebrata una festa durante la quale venivano lanciati pani sulla folla. Intorno agli anni ’50-’60 tale festa venne riproposta nella chiesa di Sant’Agostino, dove fu collocata una statua in legno dedicata a San Nicolò.

Gli edifici militari presenti ad Alcamo sono:

– Il Castello dei Conti di Modica (o “Castello di Alcamo”) risalirebbe al XIV-XV secolo ad opera della famiglia Peralta e fu successivamente completato dai feudatari Enrico e Federico Chiaramonte. Nel 1535 vi soggiornò l’Imperatore Carlo V. Fu in possesso dei Cabrera Conti di Modica fino al 1812. In seguito, durante il regno d’Italia e fino agli anni sessanta, fu adibito a carcere. La struttura del castello è a forma romboidale con 4 torri delle quali 2 quadrate presenti agli angoli e 2 circolari unite da cortine. Nelle varie torri era presente una stanza di tortura per i prigionieri, locali per le sentinelle ed alloggi per i sovrani di passaggio. Una delle caratteristiche peculiari del castello è data dalle spesse mura che lo delimitano, le quali un tempo difendevano egregiamente l’edificio dagli attacchi nemici.

– Il Castello dei Ventimiglia: situato sulla cima del Monte Bonifato. Di questo castello di origine medievale restano alcuni confini delle mura, la torre maestra e le prigioni sotterranee. Prende il nome da Enrico Ventimiglia, che dichiarò di averlo fatto costruire con funzioni di difesa, sebbene secondo altre interpretazioni risalirebbe ad un’epoca anteriore.

– Il Castello di Calatubo: si trova al di fuori del centro abitato, ma comunque all’interno del territorio comunale, dirigendosi verso Palermo. Si tratta di una fortezza edificata in epoca altomedievale, presso la quale sorgeva anticamente l’omonimo villaggio di Calatubo, che fondava il proprio commercio sull’esportazione di cereali e di pietra da mulino. Nello stesso sito è presente un’antica necropoli del VII secolo a.C.

– La torre d’avvistamento araba situata nel centro storico, in corso VI Aprile, vicino la chiesa della Madonna del Soccorso, di fronte la chiesa madre. La sua costruzione risale al 980 e costituisce la più antica opera architettonica del centro abitato, peraltro in perfette condizioni di conservazione. Successivamente la torre venne acquisita dalla diocesi (1400) e utilizzata come torre campanaria della vicina Chiesa madre, che a quel tempo ne era sprovvista. A tale scopo vennero installate sulla sua sommità due campane, delle quali ne rimane una più grande sul lato ovest, mentre quella più piccola sul lato nord venne smontata negli anni ’50 per ragioni di sicurezza. Al suo interno si arrampica una scala a chiocciola in pietra con 84 gradini che portano al terrazzo in cima alla struttura, dei quali 50 sono massicci e a chiocciola.

Nel territorio alcamese si trovano diversi siti di interesse archeologico, in particolare:

– le rovine sul Monte Bonifato, che comprendono la Funtanazza (che era utilizzata presumibilmente usata come serbatoio idrico), Porta Regina, il Castello dei Ventimiglia, i nevai e i resti dell’antico villaggio di Bonifato;

– le rovine nella zona di Calatubo, che comprendono il Castello di Calatubo, la necropoli in prossimità di esso e le rovine del villaggio nella zona circostante;

– i resti di antiche fornaci romane ad Alcamo Marina per la produzione di tegole e mattoni;

– il sito archeologico in contrada Mulinello, dove sono stati rinvenuti reperti risalenti al periodo Mesolitico;

– la zona in prossimità del Fiume Freddo, dove sono stati ritrovati reperti del Neolitico.

Tra le aree di interesse naturalistico nell’ambito del territorio alcamese si annoverano le spiagge di Alcamo Marina, la Riserva naturale Bosco di Alcamo (sul Monte Bonifato) e le acque termali segestane.

Le terme, le cui acque presentano una temperatura costante di circa 50° C, sono generate dalla risalita di acque di origine meteorica che si incontrano con le acque del Fiume Caldo. Sorgono a 7 chilometri dal centro abitato, vicino al confine con il territorio del comune di Castellammare del Golfo, che condivide con Alcamo tale attrazione naturalistica. Secondo i racconti di Diodoro Siculo, furono create dalle ninfe per favorire il riposo di Eracle durante il suo viaggio da Piloro ad Erice.