Arte – Mostre

GALLERIA REGIONALE DELLA SICILIA

PALAZZO ABATELLIS

Palazzo Abatellis, fulgido esempio di architettura gotico-catalana, risale alla fine del XV secolo e fu residenza di Francesco Abatellis, maestro Portulano del regno. Alla sua morte il palazzo venne ereditato dalla moglie, che vi fondò il monastero femminile di Santa Maria della Pietà. La nuova destinazione d’uso richiese alcuni interventi strutturali, come la costruzione di una cappella e in seguito della attigua Chiesa di Santa Maria della Pietà. Il palazzo fu gravemente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale e restaurato negli anni ’50, quando la Soprintendenza ne fece una Galleria d’arte medievale. Oggi le sale del palazzo ospitano numerose opere d’arte, tra gli altri quelle di Pietro Novelli, Antoon Van Dyck, Domenico e Antonello Gagini, Filippo Paladini e Vito D’Anna.

 

  • INDIRIZZO: Palermo – Via Alloro 4
  • E-MAILgall.abatellis@regione.sicilia.it
  • TELEFONO: +39 091 6230011
  • APERTURA: Da martedì a venerdì ore 9-18 | sabato e domenica ore 9-13 | lunedì chiuso
  • COSTO: Intero € 8, ridotto € 4
  • TRASPORTI: Autobus: linea Linea Verde, 104, 225,
  • DURATA VISITA: 1 ora e 30 minuti circa

Museo d’arte sacra di Alcamo

Dal 2010, nei locali della Basilica di Santa Maria Assunta di Alcamo, è stato allestito il Museo d’arte sacra Basilica Santa Maria Assunta per volere del vescovo di Trapani, ad opera degli Architetti Pietro Artale e Calogero Mauro Calamia, con la consulenza museografia del Prof. Maurizio Vitella.

Il museo contiene moltissime opere pittoriche, scultoree e d’oreficeria provenienti dalle chiese alcamesi, risalenti al periodo che va dal XV al XIX secolo, per un totale di 150 opere disposte in uno spazio di 400 metri quadrati, ricavato dall’ex oratorio del Santissimo Sacramento annesso alla basilica. Tali opere erano state messe al riparo nella chiesa e nei locali attigui dopo il terremoto del Belice del 1968, che aveva reso molte chiese inagibili.

 

STEFANO ARTALE

 

 

 

“ I percorsi pittorici simbolico-surrealiste di Stefano Artale hanno sempre assunto l’aspetto di arabeschi narrativi, sviluppo complesso emblematico degli itinerari della mente e della coscienza in rapporto alla realtà, alle reazioni psico-fisiche rispetto a stati d’animo, agli umori, ai progetti, ai sogni.

 Artale ha curato molto questo aspetto dell’estetica collegato al mondo della memoria collettiva, dell’anima e del mondo: i suoi attenti ghirigori, le sue frammentazioni dello spazio bidimensionale, le sue evocazioni cromatiche di percezioni e di emozioni mantengono, forte, una radice onirica che lentamente prende volto, sguardo, molto significativi di sentimenti che direttamente si rifanno all’inesplicabile enigma esistenziale, al quale l’artista tende per progressiva approssimazione.

L’opera d’arte non è l’oggetto finito ma tutta la sequenza di approssimazioni che ad esso ci conduce: in Stefano Artale in particolare le singole opere appaiono quali compiuti frammenti – o segmenti – di un percorso assai complesso e lungo, articolato in forme, in tecniche e materie, che chiaramente tendono ad allontanarsi da situazioni tradizionali e ripetitive per comporsi in una dimensione di ricerca originale che valorizzi, però, il patrimonio del nostro passato.

 

 

L’arte di Artale evoca sempre un mondo “altro” a cui tendere, un sogno, un’utopia, un trionfo di semplicità, leggerezza e purezza. Nella sua pittura ogni elemento è un simbolo avvolto da un’aura fiabesca, ogni immagine racchiude due opposti che rimangono in equilibrio tra loro, trasmettendo il senso profondo dell’esistenza e della storia come sintesi di forze che si completano a vicenda, che si fondono in uno spirito unitario. E’ scomparso ad Alcamo nel 2011.

 

 

 

 

 

IN OCCASIONE DELLA SUA ULTIMA ESPOSIZIONE, “COSMOGONIA” DICEVA DI LUI ERNESTO DI LORENZO

Un viaggio. Stefano Artale usa la metafora del viaggio per definire Cosmogonia, la sua nuova personale.

Un viaggio alla scoperta delle radici della nostra civiltà, ma anche alla ricerca di se stesso. Cinquanta opere, un’avventura culturale e un’esplorazione interiore. L’arte riflette sempre la vita.

 

 

Questa nuova stagione creativa rispecchia una nuova condizione esistenziale dell’artista. E ne riassume il cammino, l’evoluzione, la liberazione. Dopo la sofferenza, la guarigione. Dopo l’ascesi, la catarsi. Dopo l’introspezione, un’ispirazione felice. Nuovi temi, nuovi colori, nuovi linguaggi. Un’inesauribile vitalità per un percorso in fieri. alle spalle, gli anni dedicati alle installazioni, alla scultura con tappe espositive significative e prestigiose: il Castello dei Conti di Modica ad Alcamo, il primo premio a IncontrARTI 2002 a Erice, la Di.ART al Palazzo del Seminario di Trapani, la Biennale dell’Unità d’Italia nella Reggia di Caserta, lo Spazio Eventi Mondadori a Venezia e poi la scultura “Monumento agli Dei” nella Piazza falcone e Borsellino ad Alcamo.    E ora il ritorno alla pittura. Artale recupera il suo bagaglio d’artista, la lezione dei grandi del Novecento,dal surrealismo di Dalì in poi, e ne fa il sostrato su cui reinventa la sua pittura.

Riscopre i colori. Mai usato prima colori così vivaci, brillanti, mediterranei. Il rosso, il verde, il blu. Colori naturali che prepara lui stesso. Colori come l’azolo. E il bianco, il colore ecumenico per eccellenza. E la foglia oro, con la sua forza evocativa della dimensione spirituale. Una tecnica pittorica complessa, che richiede diverse fasi di lavorazione e comporta una lunga applicazione. Un linguaggio antico ed innovativo al tempo stesso, che si riallaccia a tradizioni e a cromatismi secolari (i mosaici bizantini, per esempio) e schiude nuovi orizzonti espressivi.

Echi di civiltà lontana nel tempo ma radicate nella nostra storia affiorano nelle tele di Artale. La cultura classica, quella bizantina, quella araba, quella normanna. Un intreccio fittissimo che costituisce la nostra identità mediterranea. Architetture, paesaggi, storie. Il sole, la luna, il cielo, il mare. Ogni elemento è un simbolo. Un’ aura fiabesca li avvolge, una dimensione onirica li sublima, un senso ludico li trasfigura. È un mondo “altro” a cui tendere, un sogno, un utopia, un trionfo di semplicità, leggerezza e purezza. Sul filo della fantasia ogni elemento sembra potersi trasformare: Un albero in nuvola, una nuvola in pecorella, una lancia in cuore, una macchina da guerra in giocattolo, una bandiera bianca in aquilone colorato.

 

 

Ogni colore esprime significati plurimi che si integrano, ogni immagine racchiude due opposti che rimangono in equilibrio tra loro. Civiltà e religioni diverse presentano sorprendenti analogie, custodiscono misteriose affinità. Le diversità si risolvono nell’unità. Ecco, l’arte di Stefano Artale ci restituisce proprio questa filosofia, questo senso profondo dell’esistenza e della storia, questo sentimento religioso della vita come sintesi di forze che si completano a vicenda, che si fondono in uno spirito unitario.