Inclusione Sociale

Ogni etnia porta con sé un insieme di comportamenti, regole, modi di vita, suoni, odori, sapori, ritmi, credenze, che determinano un mondo di significati, delle categorie di valori di riferimento che sono assolutamente differenti da quelle delle altre.

In questa sezione trovi una serie di storie che sono utili ad affrontare il tema dell’inclusione.

Ci si prefigge di trasmettere a chi legge le fiabe il sentimento dell’inclusione e dell’integrazione da chi è “diverso da me”, ma non solo a chi è  diversamente abile, ma in senso lato è rivolto a chi ha nazionalità diversa, colore della pelle diversa e così via.

Si vuole sviluppare un atteggiamento di solidarietà, sviluppare cioè comportamenti caratterizzati da interesse e disponibilità nei confronti delle persone disabili e degli “altri da noi” in genere. La solidarietà è il frutto dell’esperienza positiva e della liberazione dal pregiudizio, ma è anche una scelta libera e personale che può essere favorita rimuovendo gli ostacoli che la impediscono.

la lettura delle fiabe nelle diverse lingue favorirsce lo scambio culturale fra bambini provenienti da culture diverse,  trasmetterà anche agli adulti e alle famiglie i messaggi di solidarietà e di fratellanza.

Il sacchettino con due soldi – di Ion Creanga

C’erano una volta un vecchio e una vecchia.

La donna aveva una gallina e l’uomo un gallo. La gallina faceva due uova al giorno, ogni giorno.

La vecchia aveva tante uova da mangiare e al vecchio non dava niente…

L’uomo non ce la faceva più e un giorno disse:

– Vecchia mia , tu hai che tanto da mangiare potresti regalare anche a me due o tre uova che mi fanno tanta voglia.

La donna che era molto tirchia rispose:

– Come no! Se hai tanta voglia di uova picchia il tuo gallo come ho fatto io con la mia gallina e così non mi fa mai mancare le uova.

L’uomo che non era molto furbo ed aveva tanta voglia di mangiare le uova acchiappò il gallo e lo picchiò, poi disse:

-Tu che mangi a tradimento… o fai le uova… o vai via da casa mia.

Il povero gallo quando finalmente riuscì a liberarsi, scappò via. Vagava intontito per le vie del villaggio…. ed ecco vide davanti a se in mezzo alla strada un sacchetto con due soldi che si affrettò a raccogliere.

Poco dopo passò sulla stessa strada una carrozza di un gran signore accompagnato da un gruppo di signore. Il signore guardò il gallo e vide il sacchetto nel suo becco. Il signore chiese al cocchiere di andare a vedere cosa portava il gallo nel suo becco. Il cocchiere sceso dalla carrozza riuscì a portare via il sacchetto del gallo. Il signore prese il sacchetto e se lo mise in tasca poi ordinò di partire.

Il gallo arrabbiato non rinunciò al suo sacchetto e inseguendo la carrozza gridava:

COCORICO! Grandi signori

Restituite il sacchetto con due soldi!

Il signore infastidito quando passarono vicino ad un pozzo, disse al cocchiere:

– Prendi quel gallo sfacciato e buttalo nella fontana.

Il cocchiere scese un’altra volta, preso il gallo lo gettò nel pozzo. Al gallo non rimase altro da fare che bere e bere ancora tutta l’acqua del pozzo poi volando fuori ricominciò a gridare:

COCORICO! Grandi signori

Restituite il sacchetto con due soldi!

Il signore, molto infastidito dalla sfacciataggine del gallo, arrivato a casa ordinò ad una cameriera di prendere il gallo e buttarlo nel forno.

La cattiva cameriera esegui l’ordine del suo padrone. Il gallo, appena visto questo nuovo sopruso, riuscì a rimettere tutta l’acqua che aveva bevuto, spegnendo la carbonella ardente, poi uscito dal forno, cominciò a bussare alle finestre della villa gridando:

COCORICO! Grandi signori

Restituite il sacchetto con due soldi!

Il signore ordinò di buttare il gallo in mezzo alle mandrie di animali della fattoria.

Il gallo felice si mise ad ingoiare mucche e buoi, vitelli e cavalli e con la pancia piena continuò a sbraitare:

COCORICO! Grandi signori

Restituite il sacchetto con due soldi!

Il signore arrabbiatissimo ordinò di gettare il gallo nella stanza del tesoro: forse qualche moneta gli andava di traverso.

Il gallo ingoiò tutte le monete d’oro e poi:

COCORICO! Grandi signori

Restituite il sacchetto con due soldi!

Finalmente il signore disperato restituì il sacchetto al gallo che tutto contento prese la strada di casa.

Tutti i volatili della casa del signore, visto quanto era bravo il gallo lo seguirono.

A questo punto il signore era felice di non vedere più il gallo.

Arrivato al portone della casa del suo padrone il gallo cominciò a chiamare:

COCORICO! COCORICO!

Sentito il richiamo del suo gallo, il vecchio corse fuori dalla casa. Il gallo era impressionante: grande come un elefante e seguito da migliaia di oche, galline, anatre, tacchini…
Il gallo disse all’uomo di stendere un tappeto in mezzo al cortile, poi movendo le ali lo riempì di altri animali. Il vecchio felice abbracciava il suo gallo.

Venne fuori anche la vecchia che invidiosa chiese qualche moneta al vecchio che ricordò il consiglio di picchiare il gallo avuto da lei. La vecchia picchiò la gallina fino alla morte. La vecchia rimase anche senza le uova e non aveva più niente da mangiare.

Il vecchio impietosito la nominò guardiana delle sue galline.

Quanto al gallo andava in giro insieme al suo padrone con collane di monete d’oro: erano ricchi e benvisti da tutti.

The little bag with two coins inside by Ion Creanga

Once upon a time there were an old man and an old woman.

The woman had a hen and the man had a cock. The hen laid two eggs a day, every day.

The old woman had a lot of eggs to eat and she didn’t give anything to the old man.

The man couldn’t stand it any longer and one day he said:

– My old woman, you have so much to eat that you could give me two or three eggs, please I need them so badly.

The old woman who was very mean answered:

– Sure! If you really want some eggs hit your cock just as i did with my hen and in that way I’ve never been short of eggs.

The man who wasn’t very cunning and wanted to  have his eggs to eat grabbed the cock and hit him badly and then he said:

You cock, you  are eating at my expenses now  either you lay your eggs .. or you’ll get out of my house.

When the poor  cock succeded in getting free, he ran off. He wandered dazed for the village streets…and then ha saw in front of him in the street a bag with two coins inside, he soon picked it up.

After a while for the same street passed a great gentleman’s coach accompanied by a party of ladies. The gentleman looked at the cock and saw the bag holding from his beak. The gentleman asked the coach man to go and see what the cook was carrying in his beak. The coach man got off the coach and carried away the cock’s bag.The gentleman took the bag and put it in his pocket and then ordered the coach man to set off.

The angry cock did not give up his bag and while he was following the coach he shouted:

COCORICO! Great gentleman

Give the bag with two coins inside back to me!

The gentleman annoyed by the cock when they went by a well told the coach man:

-Take that bold cock and throw  it into the well.-

The coach man went down one more time, took the cock and threw it into the well. The cock was compelled to drink and drink the whole water in the well and then he flew away and started shouting:

COCORICO! Great gentleman

Give back to me the bag with the two coins inside!

The gentleman, very annoyed by the cock’s boldness, when he got home ordered a maid to take the cock and throw it into the oven.

The bad maid followed her master’s order. When the cock saw that new abuse he was able to deliver all the water he had drunk and extinguished the burning charcoal, then he getting out from the oven started knocking to the manor windows shouting:

COCORICO! Great Gentleman

Give back the bag with the two coins inside!

The gentleman ordered to throw the cock among the herds of animals in the farm.

The happy cock started swallowing cows and oxen , calves and horses and with his full stomach he kept on yelling:

COCORICO! Great gentleman

Give back the bag with the two coins inside!

The very angry gentleman ordered to throw the cock in the treasure room: maybe on swallowing the coins  some  would go the wrong way.

The cock swallowed all the gold coins and then:

COCORICO! Great gentleman

Give back the bag with the two coins inside!

In the end, the desperate gentleman gave the bag back to the cock, who was very happy and he started his way back home.

All the gentleman’s house  fowls, on seeing how clever the cock was, followed him.

At that point the gentleman was happy not to see the cock ever again.

When the cock arrived at his master’s house door he started calling:
COCORICO! COCORICO!

On hearing the cock’s call, the old man ran out of the house. The cock was very impressive: he was as big  as an elephant and followed  by thousands of geese, hens, ducks, turkeys…

The cock told the man to lay a carpet in the middle of the courtyard, then moving his wings he filled it with other animals. The old happy man embraced his cock.

Out came the old woman who was very envious and she asked some coins to the old man who rememberd her advice to beat the cock. The old woman beat her hen to death. So the old woman had no more eggs and she had nothing to eat.

The old man moved to pity appointed her to be the keeper to his hens.

Regarding the cock, he would go around with his master with gold coin necklaces: they were rich and liked by everyone.

PUNGUTA CU DOI BANI

Era odată o babă şi un moşneag. Baba avea o găină, şi moşneagul un cucoş; găina babei se oua de cate două ori pe fiecare zi şi baba manca o mulţime de ouă; iar moşneagului nu-i da nici unul. Moşneagul intr-o zi pierdu răbdarea şi zise:

– Măi babă, mănanci ca in targul lui Cremene. Ia dă-mi şi mie nişte ouă, ca să-mi prind pofta măcar.

– Da’ cum nu! zise baba, care era foarte zgarcită. Dacă ai poftă de ouă, bate şi tu cucoşul tău, să facă ouă, şi-i manca; că eu aşa am bătut găina, şi iacătă-o cum se ouă.

Moşneagul, pofticios şi hapsin, se ia după gura babei şi, de ciudă, prinde iute şi degrabă cucoşul şi-i dă o bataie bună, zicand:

–  Na! ori te ouă, ori du-te de la casa mea; ca să nu mai strici mancarea degeaba.

Cucoşul, cum scăpă din manile moşneagului, fugi de-acasă şi umbla pe drumuri, bezmetec. Şi cum mergea el pe-un drum, numai iată găseşte o punguţă cu doi bani. Şi cum o găseşte, o şi ia in clonţ şi se intoarnă cu dansa inapoi către casa moşneagului. Pe drum se intalneşte c-o trăsură c-un boier şi cu nişte cucoane. Boierul se uită cu băgare de seamă la cucoş, vede in clonţu-i o punguţă şi zice vezeteului:

– Măi! ia dă-te jos şi vezi ce are cucoşul cela in plisc.

Vezeteul se dă iute jos din capra trăsurei, şi c-un feliu de meşteşug, prinde cucoşul şi luandu-i punguţa din clonţ o dă boieriului. Boieriul o ia, fără păsare o pune in buzunar şi porneşte cu trăsura inainte. Cucoşul, supărat de asta, nu se lasă, ci se ia după trăsură, spuind neincetat:

Cucurigu ! boieri mari,

Daţi punguţa cu doi bani !

Boierul, inciudat, cand ajunge in dreptul unei fantani, zice vezeteului:

– Mă! ia cucoşul ist obraznic şi-l dă in fantana ceea.

Vezeteul se dă iarăşi jos din capră, prinde cucoşul şi-l azvarle in fantană! Cucoşul, văzand această mare primejdie, ce să facă? incepe-a inghiţi la apă; şi-nghite, şi-nghite, pană ce-nghite toată apa din fantană. Apoi zboară de-acolo afară şi iarăşi se ia in urma trăsurei, zicand:

Cucurigu ! boieri mari,

Daţi punguţa cu doi bani !

Boierul, văzand aceasta, s-a mirat cumplit şi a zis:

– Mă! da’ al dracului cucoş i-aista! Ei, las’ că ţi-oiu da eu ţie de cheltuială, măi crestatule şi pintenatule!

Şi cum ajunge acasă, zice unei babe de la bucătărie să ia cucoşul, să-l azvarle intr-un cuptor plin cu jăratic şi să pună o lespede la gura cuptorului. Baba, canoasă la inimă, de cuvant; face cum i-a zis stăpanu-său. Cucoşul, cum vede şi astă mare nedreptate, incepe a vărsa la apă; şi toarnă el toată apa cea din fantană pe jaratic, pană ce stinge focul de tot, şi se răcoreşte cuptoriul; ba incă face ş-o apăraie prin casă, de s-au indrăcit de ciudă harca de la bucătărie. Apoi dă o bleandă lespezei de la gura cuptiorului, iesă teafăr şi de-acolo, fuga la fereastra boierului şi incepe a tranti cu ciocul in geamuri şi a zice:

Cucurigu ! boieri mari,

Daţi punguţa cu doi bani !

– Măi, că mi-am găsit beleaua cu dihania asta de cucoş, zise boieriul cuprins de mierare. Vezeteu! Ia-l de pe capul meu şi-l zvarle in cireada boilor ş-a vacilor; poate vreun buhaiu infuriat i-a veni de hac; l-a lua in coarne, şi-om scăpa de supărare.

Vezeteul iarăşi ia cucoşul şi-l zvarle in cireadă! Atunci, bucuria cucoşului! Să-l fi văzut cum inghiţea la buhai, la boi, la vaci şi la viţei; păn-a inghiţit el toată cireada, ş-a făcut un pantece mare, mare cat un munte! Apoi iar vine la fereastră, intinde aripele in dreptul soarelui, de intunecă de tot casa boierului, şi iarăşi incepe!

Cucurigu ! boieri mari,

Daţi punguţa cu doi bani !

Boierul, cand mai vede şi astă dandanaie, crăpa de ciudă şi nu ştia ce să mai facă, doar va scăpa de cucoş.

Mai stă boierul cat stă pe ganduri, pănă-i vine iarăşi in cap una.

– Am să-l dau in haznaua cu banii; poate va inghiţi la galbeni, i-a sta vreunul in gat, s-a ineca şi-oiu scăpa de dansul.

Şi, cum zice, umflă cucoşul de-o aripă şi-l zvarle in zahnaua cu banii; căci boieriul acela, de mult bănărit ce avea, nu-i mai ştia numărul. Atunci cucoşul inghite cu lăcomie toţi banii şi lasă toate lăzile pustii. Apoi iesă şi de-acolo, el ştie cum şi pe unde, se duce la fereastra boierului şi iar incepe:

Cucurigu ! boieri mari,

Daţi punguţa cu doi bani !

Acum, după toate cele intamplate, boierul, văzand că n-are ce-i mai face, i-azvarle punguţa. Cucoşul o ia de jos cu bucurie, se duce la treaba lui şi lasă pe boier in pace. Atunci toate paserile din ograda boierească, văzand voinicia cucoşului, s-au luat după dansul, de ţi se părea că-i o nuntă, şi nu altăceva; iară boierul se uita galiş cum se duceau paserile şi zise oftand:

– Ducă-se şi cobe şi tot, numai bine că am scăpat de belea, că nici lucru curat n-a fost aici!

Cucoşul insă mergea ţanţoş, iar paserile după dansul, şi merge el cat merge, pană ce ajunge acasă la moşneag, şi de pe la poartă incepe a canta: “Cucurigu !!! cucurigu !!!”

Moşneagul, cum aude glasul cucoşului, iesă afară cu bucurie; şi, cand işi aruncă ochii spre poartă, ce să vadă? Cucoşul său era ceva de spăriet! elefantul ţi se părea purice pe langă acest cucoş; ş-apoi in urma lui veneau carduri nenumărate de paseri, care de care mai frumoase, mai cucuiete şi mai boghete. Moşneagul, văzand pe cucoşul său aşa de mare şi de greoiu, şi incunjurat de-atata amar de galiţe, i-a deschis poarta. Atunci cucoşul i-a zis:

– Stăpane, aşterne un ţol aici in mijlocul ogrăzii.

Moşneagul, iute ca un prasnel, aşterne ţolul. Cucoşul atunci se aşază pe ţol, scutură puternic din aripi şi indată se umple ograda şi livada moşneagului, pe langă paseri, şi de cirezi de vite; iară pe ţol toarnă o movilă de galbeni, care strălucea la soare de-ţi lua ochii! Moşneagul, văzand aceste mari bogăţii, nu ştia ce să facă de bucurie, sărutand mereu cucoşul şi dezmerdandu-l.

Atunci, iaca şi baba vine nu ştiu de unde; şi, cand a văzut unele ca aceste, numa-i sclipeau răutăcioasei ochii in cap şi plesnea de ciudă.

– Moşnege, zise ea ruşinată, dă-mi şi mie nişte galbeni!

– Ba pune-ţi pofta-n cuiu, măi babă! Cand ţi-am cerut ouă, ştii ce mi-ai răspuns? Bate acum şi tu găina, să-ţi aducă galbeni; c-aşa am bătut eu cucoşul, ştii tu din a cui pricină… şi iaca ce mi-a adus!

Atunci baba se duce in poiată, găbuieşte găina, o apucă de coadă şi o ia la bătaie, de-ţi venea să-i plangi de milă! Biata găină, cum scapă din manile babei, fuge pe drumuri. Şi cum mergea pe drum, găseşte şi ea o mărgică ş-o inghite. Apoi răpede se intoarce acasă la babă şi incepe de pe la poartă: “Cot, cot, cotcodac !” Baba iesă cu bucurie inaintea găinei. Găina sare peste poartă, trece iute pe langă babă şi se pune pe cuibariu; şi, după vrun ceas de şedere, sare de pe cuibariu, cotcodocind. Baba atunci se duce cu fuga, să vadă ce i-a făcut găina!… Şi, cand se uită in cuibariu, ce să vadă? Găina se ouase o mărgică. Baba, cand vede că ş-a bătut găina joc de dansa, o prinde ş-o bate, ş-o bate, păn-o omoară in bătaie! Şi aşa, baba cea zgarcită şi nebună a rămas de tot săracă, lipită pămantului. De-acu a mai manca şi răbdări prăjite in loc de ouă; că bine şi-a făcut ras de găină şi-a ucis-o fără să-i fie vinovată cu nemica, sărmana!

Moşneagul insă era foarte bogat; el şi-a făcut case mari şi grădini frumoase şi trăia foarte bine; pe babă, de milă, a pus-o găinăriţă, iară pe cucoş il purta in toate părţile după dansul, cu salbă de aur la gat şi incălţat cu ciuboţele galbene şi cu pinteni la călcaie, de ţi se părea că-i un irod de cei frumoşi, iară nu cucoş de făcut cu borş.

 

 

 

 

Giufà, il cristiano e l’ebreo

Giufà, un cristiano e un ebreo vivevano nella stessa casa.

Una sera, per cena, venne loro servito un magnifico piatto di carne.

Ciascuno dei tre commensali desiderava avere solo per sè quel cibo succulento, e nessuno voleva cederlo all’altro.

Allora l’ebreo disse:

– Io propongo che noi tre si vada a dormire senza toccare cibo.

Colui che al suo risveglio, domattina, racconterà il sogno più bello, mangerà tutto quanto.

E cosi fecero.

La mattina dopo ciascuno raccontò il suo sogno.

Disse il cristiano: – Ho sognato che il Messia (su di lui la pace!) è venuto a prendermi per mano e mi ha fatto vedere le meraviglie della terra.

– Nel mio sogno invece – replicò l’ebreo – il nostro profeta Mosé (su di lui la benedizione!) è venuto e mi ha fatto visitare il regno celeste.
Infine, parlò Giufà: – In quanto a me, il mio profeta Maometto (Allah preghi per lui e gli conceda la Sua benedizione! ) mi ha svegliato e mi ha detto: “I tuoi due amici sono occupati a visitare la terra e il cielo, e non torneranno molto presto. Quindi, è meglio che tu mangi la carne, prima che vada a male” – e cosi ho fatto.

Giufà: il personaggio

Giufà e la statua di gesso

Giufà e le stelle Giufà al mercato Giufà e la luna Giufà e il chiodo Giufà e la pentola Giufà e i ladri Giufà fa il giudice Giufà, il cristiano e l’ebreo Giufà e i tre ceci Giufà e le chiacchiere Giufà e il commerciante Giufà e i cento dinari Giufà e i dieci asini

Giufà è il protagonista di un filone di storie tragi-comiche arabe, diffuse nella narrativa popolare mediterranea.

E’ un personaggio stolto, saggio, sciocco, furbo, insofferente all’autorità, imprevedibile. Nelle sua avventure egli si caccia spesso nei guai, ma riesce quasi sempre, spesso involontariamente a uscirne illeso e a farla franca o di ottenere vantaggi personali.

E’ un uomo del sud molto ignorante, di carattere semplice, ingenuo, che vive alla giornata in maniera candida e spensierata, che parla per frasi fatte e che conosce soltanto una certa tradizione orale che gli venne impartita dalla madre.

Giufà, ci fa sorridere con le sue storie di furbizia, di sciocchezza e di saggezza anche se spesso si mostra poco furbo e molto credulone, facile preda per truffatori di ogni genere.

Giufà, the Christian and the Jew

Giufà a Christian and a Jew lived in the same home.

A night, for dinner, they were served a marvelous meat dish.

Each of the three diners wished to have that juicy food for himself alone and nobody wanted to give it to the other two.

Then the Jew said:

“ I suggest that the three of us go to bed without having dinner.

He who on his awakening, tomorrow morning, will tell the most beautiful dream will have the whole of it.”

And so they did.

The next morning each of them told his dream.

The Christian told: “ I have dreamt of the Messiah( peace rests on himself), he came to me and holding my hand he showed me the  marvels of our Earth.

“ In my dream, on the contrary- the Jew replied- our prophet Moses( blessing rests on himself!) came and showed me the Heaven.

At last Giufà spoke: As for myself, my prophet Mohammed ( Allah prays for him and grants him his blessing!) woke me up and told me: “ the two friends of yours are busy visiting the Earth and the Heaven and they won’t come back very soon. So it’s better for you to eat the meat, before it goes bad “ and so I did.

Giufà ; the character

Giufà is the main character of a series of Arabian tragi-comic stories spread in the popular Mediterranean fiction.

He is a character foolish, wise, stupid, cunning, intolerant to authority, unpredictable. In his adventures he often gets in troubles, but he nearly always succeeds, often involuntarily, to escape unharmed and to get away or even he is able to get some personal advantages.

He is a very uneducated southern man, with simple manners, naive, who lives for the day in an innocent and light-hearted way, speaking with catch phrases and who knows an assured oral tradition which was given to him by his mother.

Giufà lets us smile with his stories full of craftness, nonsense and wisdom even if he appears to be a little cunning and very dupe, an easy prey for crooks of all kinds.

Giufà, crestinul si evreul

Giufà, un crestin si un evreu traiau in aceeasi casa.

Intr-o seara, pentru cina, le vine servit un platou cu carne care arata foarte bine.

Fiecare dintre ei vroia sa manance singur acea mancare buna si niciunul nu vroia sa dea si celorlalti.

Atunci evreul spuse:

  • Eu propun sa mergem sa dormim fara sa mancam.

Maine dimineata cel care va povesti visul cel mai frumos, va manca tot.

Zis si facut.

Dimineata fiecare dintre ei a povestit visul sau.

Crestinul povesti:

  • Am visat ca a venit Mesia (pacea sa fie cu el! ) a venit, m-a luat de mana si mi-a aratat minunatiile Pamantului.
  • In visul meu in schimb, spuse evreul,profetul nostru Mosè (binecuvintarea sa fie cu el! ) a venit si mi-a arata imparatia din cer.

Ultimul, vorbi Giufà:

      –   La mine in schimb, profetul meu Mahomed (Alah sa se roage pentru el si sa-i dea binecuvandarea Lui! ) m-a trezit si mi-a zis :”Cei doi prieteni ai tai sunt ocupati sa viziteze pamantul si cerul, si nu se vor intoarce prea curind. Deci, e mai bine ca tu sa maninci carnea innainte sa se strice”- si asa am facut.

GIUFA: personajul

Giufa este protagonistul unei serii de povestiri comice arabe, difuzate in literatura tarilor mediterane.

E un personaj istet, smecher, imprevedibil, care nu suporta sa fie comandat. In aventurile sale intra des in necazuri fara sa vrea, dar iese fara probleme de mult ori chiar cu castiguri.

E un om din sud foarte ignorant, cu un caracter simplu, inocent, care traieste ziua in mod linistit si fara ganduri, care vorbeste prin proverbe si cunoaste multe povesti spuse de mama sa.

Giufa, ne face sa zambim cu povestile lui de istetime, chiar daca de multe ori  e mai putin smecher si cade in mainile escrocilor de orice tip.

Cola Pisci

Una volta a Messina c’era una madre che aveva un figlio a nome Cola, che se ne stava a bagno nel mare mattina e sera. La madre a chiamarlo dalla riva:

– Cola! Cola! Vieni a terra, che fai? Non sei mica un pesce?

E lui, a nuotare sempre più lontano. Alla povera madre veniva il torcibudella, a furia di gridare. Un giorno, la fece gridare tanto che la poveretta, quando non ne poté più di gridare, gli mandò una maledizione:
– Cola! Che tu possa diventare un pesce!

Si vede che quel giorno le porte del Cielo erano aperte, e la maledizione della madre andò a segno: in un momento, Cola diventò mezzo uomo mezzo pesce, con le dita palmate come un’anatra e la gola da rana. In terra Cola non ci tornò più e la madre se ne disperò tanto che dopo poco tempo morì.

La voce che nel mare di Messina c’era uno mezzo uomo e mezzo pesce arrivò fino al Re (Federico II); e il Re ordinò a tutti i marinai che chi vedeva Cola Pesce gli dicesse che il Re gli voleva parlare.

Un giorno, un marinaio, andando in barca al largo, se lo vide passare vicino nuotando

– Cola! – gli disse. – C’è il Re di Messina che ti vuole parlare!

E Cola Pesce subito nuotò verso il palazzo del Re. Il Re,al vederlo, gli fece buon viso.

– Cola Pesce, – gli disse, – tu che sei così bravo nuotatore, dovresti fare un giro tutt’intorno alla Sicilia, e sapermi dire dov’è il mare più fondo e cosa ci si vede!

Cola Pesce ubbidì e si mise a nuotare tutt’intorno alla Sicilia. Dopo un poco di tempo fu di ritorno. Raccontò che in fondo al mare aveva visto montagne, valli, caverne e pesci di tutte le specie, ma aveva avuto paura solo passando dal Faro, perché lì non era riuscito a trovare il fondo.

– E allora Messina su cos’è fabbricata? – chiese il Re. –Devi scendere giù a vedere dove poggia.

Cola si tuffò e stette sott’acqua un giorno intero. Poi ritornò   a galla e disse al Re:

Messina è fabbricata su uno scoglio,e questo scoglio poggia su tre colonne: una sana, una scheggiata e una rotta.

O Messina, Messina,
Un dì sarai meschina!

Il Re restò assai stupito, e volle portarsi Cola Pesce a Napoli per vedere il fondo dei vulcani. Cola scese giù e poi raccontò che aveva trovato prima l’acqua fredda, poi l’acqua calda e in certi punti c’erano anche sorgenti d’acqua dolce. Il Re non ci voleva credere e allora Cola si fece dare due bottiglie e gliene andò a riempire una d’acqua calda e una d’acqua dolce.

Ma il Re aveva quel pensiero che non gli dava pace, che al Capo del Faro il mare era senza fondo. Riportò Cola Pesce a Messina e gli disse:
– Cola, devi dirmi quant’è profondo il mare qui al Faro, più o meno.

Cola calò giù e ci stette due giorni, e quando tornò sù disse che il fondo non l’aveva visto, perché c’era una colonna di fumo che usciva da sotto uno scoglio e intorbidava l’acqua.

Il Re, che non ne poteva più dalla curiosità, disse:

– Gettati dalla cima della Torre del Faro

La Torre era proprio sulla punta del capo e nei tempi andati ci stava uno di guardia, e quando c’era la corrente che tirava suonava una tromba e issava una bandiera per avvisare i bastimenti che passassero al largo. Cola Pesce si tuffò da lassù in cima.

Il Re ne aspettò due, ne aspettò tre,ma Cola non si rivedeva. Finalmente venne fuori, ma era pallido.

– Che c’è, Cola? – chiese il Re.-

C’è che sono morto di spavento, – disse Cola. Ho visto un pesce, che solo nella bocca poteva entrarci intero un bastimento! Per non farmi inghiottire mi son dovuto nascondere dietro una delle tre colonne che reggono Messina!

Il Re stette a sentire a bocca aperta; ma quella maledetta curiosità di sapere quant’era profondo il Faro non gli era passata.

Cola:

– No, Maestà, non mi tuffo più, ho paura.

Visto che non riusciva a convincerlo, il Re si levò la corona dal capo, tutta piena di pietre preziose, che abbagliavano lo sguardo,e la buttò in mare

– Va’ a prenderla, Cola!

– Cos’avete fatto, Maestà? La corona del Regno! – Una corona che non ce n’è altra al mondo, – disse il Re.– Cola, devi andarla a prendere! – Se voi così volete, Maestà, – disse Cola – scenderò. Ma il cuore mi dice che non tornerò più su. Datemi una manciata di lenticchie. Se scampo, tornerò su io; ma se vedete venire a galla le lenticchie, è segno che io non torno più.

Gli diedero le lenticchie, e Cola scese in mare. Aspetta, aspetta; dopo tanto aspettare, vennero a galla le lenticchie.

Cola Pesce s’aspetta che ancora torni.

Cola Pisci

Once upon a time there was a mother in Messina who had a son called Cola, who was all day long in the sea, from morning to night. His mother would call him from the shore:

“ Cola! Cola! Come ashore, what are you doing? You aren’t a fish, are you?

But he wasalways swimming farther and farther.the poor mother felt her stomach tightened, always keeping on shouting. One day, he had her shout so much that the poor woman when she had no voice to keep on shouting, sent him a curse: “ Cola! I wish you might become a fish!

On that proper day the Heavens’ doors were just open, and the curse hit the target: in a while, Cola became half fish and half man, with his fingers palmated like a duck and his throat like a frog. Cola never came back ashore and his mother was so much distressed that she died just some time later.

The rumors that in the Messina sea there was a half man and a half fish arrived at King Federick II’s court, and the King ordered his sailors that he who was to see Cola Pesce(fish) would tell him that the King wanted to talk to him.

A day, a sailor, who was going offshore on his boat, saw him swimming just near the boat:

“ Cola! -he told him- there is the King of Messina who wants to speak to you!

And Cola Pesce immediately swam towards the King’s palace. The King when he saw him he rejoiced.

“Cola Pesce- he told him- you are such a  good a swimmer that  you should swim alla round Sicily and tell me where the deepest sea is and what you can see down there!”

Cola Pesce obese and he started swimming alla round Sicily. After a while  he came back. He told that in the deepest sea he had seen mountains, valleys, caves, and fish of all kinds, but he was scared only when he had gone by the Lighthouse, because just there he had not been able to see the ground.

– and then what’s Messina built on? – the King asked- you have to go down there and see where it rests.

 Cola dived in and remained under water for the whole day, then he came back to the surface and told the King:

 Messina is built on a reef and that reef rests on three columns: one is unharmed, one is chipped and one is broken.

 Oh Messina, Messina,

one day you will be wretched!

 The King was very amazed and he wanted Cola Pesce to go with him to Naples to see the bottom of the Volcanoes. Cola went down and then he told that he had found cold water first, then hot water and in some spots there were fresh water springs. The King did not want to believe that and then Colalet him have two bottles and went down to fill them , he filled one with hot water and the other one with fresh water.

But the King had that thought that wouldn’t let him have peace of mind, that is that at the top of the Lighthouse the sea was bottomless. He brought Cola Pesce back to Messina and told him: – Cola you have to tell me how deep the sea is here at the Lighthouse, more or less.

Cola went down and he stayed there for two days and when he came back to the surface he told he hadn’t seen the bottom of the sea because there was a smoke column coming out from under a reef and it got the water muddy.

 The King who could not refrain from curiosity said:

 -Plunge from the top od the Lighthouse Tower-

 The Tower was just on the top of the Cape and in old times there was a guardian, and when there was the stream which was dragging he blowed a horn and hoisted a flag to warn the ships that they had to cross offshore at that point.

Cola Pesce dived from that top Cape.

The King waited for two, three days but Cola wouldn’t come back, finally he came back but he wsa very pale.

  • What’s the matter, Cola?- the King asked.

 The fact is that I’m scared to death, – Cola told- I’ve seen a fish, which was so big that a big ship could have been swallowed by it! In order not to be swallowed I had to hide behind one of the three columns which are holding Messina!

The King listened bewildered, but the damned curiosity to know how deep was the sea at the Lighthouse had not abandoned him.

– Cola…..-

– No,please Your Majesty I can’t dive again, I’m scared.-

The King seeing that he wasn’t able to convince him, he took off the crown from his head, it was full of precious stones, dazzling the eye and plunged it into the sea.

  • Go and fetch it, Cola!
  • What did you do, Your Majesty? The Kingdom Crown!-
  • Cola , you must go and bring it back!
  • If that is your wish, Your Majesty- Colasaid- I’ll go down. But my heart tells me that I won’t come back. Please give me a handful of lentils. If I can survive I’ll come back, but if you can see the lentils coming to the surface, that’s the signal that I won’t be able to come back again.

Cola was given the lentils and then punge into the sea. They waited for him for a long time and after a long time the lentils came back to the surface.

They are still waiting for Cola Pesce to come back.

COLA PESTE

O data la Messina era o mama care avea un fiu care se chema Cola, si care statea la baie la mare de dimineata pina seara. Mama lui il chema de pe mal:

– Cola! Cola! Iesi din apa, ce faci? Doar nu esti un peste?

Si el innota mereu mai departe. Saracei mame ii venea rau chemindu-l disperata. Intr-o zi a lasat-o sa il chieme pina cind furioasa l-a blestema:

– Cola! Intr-o zi sa devi un peste!

Se vede ca in acea zi portile cerului erau deschise si blestemul mamei ajunse: intr-un moment, Cola a devenit jumatate om si jumatate peste, cu degetele unite ca o rata si gitul ca o broasca. Pe pamant nu se mai intoarse si biata mama de disperare, dupa putin, muri.

Vestea ca in mare, la Messina, era unul jumatate om, jumatate peste, ajunse la rege (Federico II ); Regele ordina tuturor marinarilor ca daca il vad pe Cola Peste, sa-l anunte ca vrea sa-i vorbeasca.

Intr-o zi, un marinar, il vede innotind aproape de barca sa.

– Cola! -ii spuse-Regele din Messina vrea sa-ti vorbeasca!

Cola Peste repede innota catre palatul regelui. Regelui i-a placut de cum l-a vazut.

– Cola Peste, ii spuse, -tu care innoti atit de bine,trebuie sa faci un inconjur al Siciliei si sa-mi spui unde e marea cea mai adinca si ce se vede!

Cola Peste asculta si incepu sa innoate in jurul Siciliei. Dupa un timp se intoarse si povesti ca pe fundul marii a vazut munti, vai, pesteri si pesti de toate tipurile, dar i-a fost frica numai dupa ce a tre cut de Far, pentru ca acolo nu a reusit sa vada fundul marii.

– Atunci Messina pe ce e costruita? -intreba regele. -Trebuie sa cobori mai adinc ca sa vezi pe ce e asezata.

Cola se arunca si ramase sub apa o zi intreaga. Dupa, iesi, si-i spuse Regelui:

– Messina e costruita pe o stanca, si aceasta stanca era sprijinita pe trei coloane: una buna, una aproape rupta si una rupta.

O Messina, Messina,

unde vei fi saraca!

Regele a ramas uimit si il duse pe Cola Peste la Napoli sa vada fundul vulcanilor. Cola se scufunda si povesti ca a gasit mai intai apa rece si dupa apa calda si in anumite locuri erau si iesiri de apa dulce. Cum regele nu credea Cola a coborat si a umplut doua sticle,una cu apa calda si cealalta cu apa dulce.

Regele avea in schimb gindul care nu-l lasa in pace, ca in capat la far marea nu avea fund. Il duse pe Cola iar la Messina si ii spuse:

– Cola trebuie sa-mi spui mai mult sau mai putin cit e de adanca marea la far.

Cola se scufunda si ramase doua zile, iar cind se intoarse spuse ca fundul nu l-a vazut,pentru ca era o coloana de fum care iesea de sub o stinca si tulbura apa.

Regele care nu mai putea de curiozitate,ii spuse:

-Arunca-te din virful farului.

Farul era in marginea apei si deasupra statea un gardian care atunci cind curentii marii erau puterni, i sunau o trompeta si ridicau un steag pentru a aviza corabiile care treceau prin largul marii.

Cola se arunca din virful farului

Regele astepta o zi,doua,trei,dar Cola nu se vedea. In sfarsi iesi, dar era palid.

– Ce se intampla Cola? -ii spuse regele?

Sunt mort de frica – spuse Cola. Am vazut un peste, care avea o gura cit sa inghita o corabie. Ca sa nu ma inghita a trebuit sa ma ascund in spatele uneia dintre cele trei coloane care sustin Messina!

Regele asculta cu gura deschisa, dar acea curiozitate blestemata de a sti cit de adinca e marea nu-i trecuse.

– Cola

– Nu domnia ta nu ma mai arunc,mi-e frica.

Vazind ca nu reuseste sa-l convinga, regele isi dadu jos coroana plina de pietre pretioase, care straluceau de luau privirea, si o arunca in mare.

– Du-te si prinde-o, Cola!

– Ce ati facut, Domnia voastra? Coroana imparatiei!

-O coroana unica in lume-spuse regele-Cola trebuie sa mergi sa o scoti.

-Daca asa vreti, domnia voastra, -spuse Cola-ma scufund, dar inima imi spune ca nu o sa ma m-ai intorc. Dati-mi o mana de linte. Daca supravietuiesc ma intorc;dar daca vedeti ca ies la suprafata lintele inseamna ca nu ma mai intorc.

I-au dat lintele, si Cola cobori in mare. Astepta, astepta, dupa multa asteptare iesira la suprafata lintele.

Cola peste e inca asteptat sa se intoarca.

ATTIVITA’ RIVOLTA A SOGGETTI IN CONDIZIONE DI DISAGIO SOCIALE

 INCLUSIONE SOCIALE PER SOGGETTI SVANTAGGIATI

La cooperativa ha realizzato il progetto  “PROFUTURO: ACCESSO ALL’OCCUPAZIONE ED ALL’INCLUSIONE SOCIALE” della durata di n. 20 mesi. Il progetto è stato  un’azione sperimentale (finanziata dall’Assessorato Regionale della Famiglia, a valere dell’Avviso n. 2 del 23.10.2009 – Realizzazione di progetti sperimentali per l’inclusione sociale di soggetti adulti in esecuzione penale ) finalizzata all’integrazione ed il consolidamento degli interventi e delle iniziative di inclusione sociale delle persone detenute, che attua metodologie di promozione dell’autonomia personale e della condivisione responsabile. L’intervento è stato realizzato grazie alla attiva collaborazione dei servizi dell’UEPE di Palermo.

Il progetto ha contribuito notevolmente ha far nascere la necessità di rilancio individuale dei partecipanti. Questo ha assunto forme diverse: in alcuni allievi ha maturato il desiderio di voler sperimentare in modo autonomo modalità imprenditoriali, in altri ha indotto la ricerca di un impiego dipendente nel settore turistico ed enogastronomico, in altri ancora ha stimolato il recupero della fiducie nelle proprie abilità che l’esperienza trattamentale aveva messo a dura prova.

ESPERIENZA  FORMATIVA PER SOGGETTI SVANTAGGIATI

La cooperativa ha progettato e realizzato n. 1 corso di formazione per il conseguimento della qualifica di ” TECNICO PROGETTAZIONE E PROMOZIONE DEL TURISMO ENOLOGICO   “ il corso rivolto a soggetti in esecuzione penale esterna in carico presso l’ U.E.P.E. DI PALERMO, è stato autorizzato dal Dipartimento dell’ Istruzione e della Formazione Professionale – Servizio Gestione – con nota n. 0530/UOB13-14 del  30/03/2011 per la durata di ore: 900 ( di cui 460 pratica e 440 teoria).

Il corso ha avuto una durata di 10 mesi la parte teorica è stata svolta presso la sede formativa di Palermo via Notarbartolo n.56/A, mentre lo stage è stato svolto presso l’agriturismo Tarantola sito nel territorio di Alcamo.

Sia dal punto di vista teorico che pratico ha consentito una immediata spendibilità dell’abilità acquisita nel territorio di riferimento: ciò ha assunto un valore di non secondaria importanza non solo rispetto alle possibilità di inserimento professionale, ma anche rispetto alla motivazione ed all’investimento emotivo che il gruppo ha profuso nell’iniziativa.

L’esperienza formativa, infatti, ha esaltato l’importanza che percorsi del genere risultino utili e, addirittura, necessari per l’implementazione e lo sviluppo di efficaci strategie di welfare capaci di accogliere, comprendere, contenere e sostenere diverse forme di disagio sociale, nonché offrire a tutti i destinatari infinite possibilità di rilancio nel futuro. Si tratta di una vera e propria esperienza di empowerment: ovvero un processo multilivello che stimola il senso di padronanza e di controllo a livello individuale e sociale in grado di dotare il soggetto di “sentire di avere potere ” e “sentire di essere in grado di fare ”.

 

 

Il gruppo aula con il passare del tempo ha rafforzato il legame tra i componenti, superando gli ostacoli che le dinamiche interpersonali possono far emergere, tanto da accettare di buon grado la proposta di costituire una Cooperativa che, riprendendo il nome del progetto, è voluta partire con nuovo vigore fruendo della rete di collaborazione instauratesi nella fase iniziale dell’attività in oggetto con i Comuni e con le istituzioni pubbliche al fine di implementare strategie di promozione delle risorse culturali, sociali, storiche ed (ovviamente ) enogastronomiche siciliane.

La redazione di un ricettario (Cu Mancia fa Muddichi ), elaborato durante l’attività di Stage e completato in un momento immediatamente successivo, anche grazie all’aiuto ed al supporto di tutti gli operatori, è stato per il gruppo, al contempo, simbolo e biglietto da visita di un nuovo percorso di vita che possa con una maggiore maturità individuale, sociale e professionale offrire nuove e migliori opportunità di rinserimento professionale nel territorio. In conclusione, il percorso previsto dal progetto “PROFUTURO ” è risultato estremamente vivo e stimolante; divenendo,  reale dimostrazione che attraverso il lavoro di rete, la voglia di fare e la professionalità di collaboratori esperti, è possibile realizzare obiettivi di inclusione sociale e professionale, fornire gli strumenti operativi e emotivi per far fronte alla condizione di emarginazione e disagio, nonché stimolare l’inserimento nelle dinamiche del mondo del lavoro in modo propositivo anche a seguito di un’esperienza di totale esclusione, come quella carceraria.

PER RICHIEDERE INFORMAZIONI SULLE NOSTRE ATTIVITA’
A MEZZO FAX AL 0924 507080

A MEZZO E_MAIL: agrigestalcamo@libero.it