Tipici Siciliani

Cantalupo:

il melone per un’estate di leggerezza

Frutto molto gustoso ha proprietà sazianti e dissetanti grazie alla alta percentuale di acqua ed è per questo indicato per ridurre i rischi di disidratazione: è quindi ottimo per spuntini a basso contenuto calorico.

 

 

Il melone è ricco di ferro, di vitamina A e C: la vitamina A contrasta la formazione dei radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare, mentre la vitamina B è un buon tonico e stimolante del buon umore e contrasta la fame nervosa oltre ad aiutare la vista e rinforzare le ossa.

 

 

 

 

 

Grazie a calcio, fosforo, magnesio e potassio è un valido aiuto per combattere il caldo torrido dell’estate: la presenza bilanciata di acqua e fibra favorisce l’apparato digestive e la circolazione, riducendo il colesterolo e i trigliceridi.

 

 

 

 

 

 

 

La nostra azienda, in provincia di Trapani, è specializzata nella coltivazione del Melone Cantalupo, viene coltivato presso la sede di Calatafimi Segesta da aprile a giugno nelle migliori zone, raccolto a piena maturazione. Successivamente sono selezionati i migliori ai quali sarà dato il marchio d’eccellenza “IMIR prodotti biologici”.

 

 

IMIR Prodotti Biologici – Alcamo (TP) Sicily tel. 333 1679959 fax 0924 507080

 

 

LA LUMACA MADONITA

 

 

Il successo della Lumaca Madonita è frutto di regole accurate, a partire dal modo di nutrire i molluschi che vengono allevati per il 70% con ortaggi e per il restate 30% con mangimi utili per far ottenere un guscio più robusto. Sommariamente le lumache vengono commercializzate dopo otto mesi di allevamento e vengono distribuite sia vive che trasformate, quindi pronte per essere consumate come pietanza prelibata. Oggi la Lumaca Madonita offre anche un percorso di tipo didattico per chi intende avviare un’attività simile: dalle basi alla fornitura di lumache vive, per mettere in piedi il nuovo allevamento.

Ad avere l’idea tre giovani imprenditori siciliani che nel 2006 hanno messo insieme i propri risparmi con l’obiettivo di realizzare un progetto di agricoltura alternativa. “Volevamo creare un prodotto che celebrasse la nostra terra e al tempo stesso fosse innovativo e genuino – raccontano i responsabili di Lumaca Madonita – così è nata l’idea di incrociare le tipiche escargot francesi con le chiocciole autoctone siciliane per produrre una varietà nuova e dal sapore inconfondibile”. L’allevamento si estende su 40mila metri quadri nella natura incontaminata di Campo Felice di Roccella, in provincia di Palermo, ai piedi del parco delle “Madonie” da cui prende il nome l’azienda. Innovativo anche il metodo di produzione detto “Madonita”: le chiocciole sono alimentate solo con prodotti biologici, in un habitat perfetto che permette all’elicicoltore di allevare gli animali all’interno di più recinti contemporaneamente, aumentando notevolmente la quantità di esemplari per metro quadro. La carne di lumaca acquisisce così le caratteristiche ottimali in soli 8 mesi. “Il nostro sistema permette quindi di creare un allevamento naturale, non intensivo, efficace e produttivo ma al tempo stesso etico – spiegano i fondatori – lo stiamo sperimentando anche a livello europeo e lo insegniamo a tutti gli elicicoltori che collaborano con noi”.

Lumaca Madonita è inoltre una delle poche aziende al mondo a produrre anche le cosiddette “Perle Madonite”, ovvero le uova di lumaca, alimento che per il suo inconfondibile sapore di terra, erba e funghi ha vinto il premio nazionale Oscar Green 2013 della Coldiretti e il certificato Eccellenze Italiane. “Queste piccole e raffinate perle bianche di produzione interamente siciliana sono oggi tra i cibi più ricercati. Non a caso hanno scelto il nostro caviale chef stellati” dichiara l’azienda.

Lumaca Madonita ha anche una linea di prodotti estetici a base di bava di lumaca. Il siero è un rinomato elisir di bellezza, antirughe e cicatrizzante.

 

 

 

 

La Caponata Siciliana

La cucina siciliana affonda le proprie radici nella tradizione povera, basata soprattutto su alcuni ingredienti tipici come melanzane, pomodori e basilico, che sono protagonisti indiscussi della caponata. Questi ingredienti, già comuni ad altre ricette tipiche, creano un mix di profumi, colori e sapori che richiamano le suggestioni di una terra splendida. L’estensione della superficie della Sicilia consente di avere numerose declinazioni della caponata: come per esempio l’aggiunta dei pinoli, ma anche di crostacei, polipo o totani, tonno o alici… basta spostarsi da una città all’altra per scoprire una caponata sempre diversa, ma tutte con un’inconfondibile denominatore comune: l’uso del condimento agrodolce, che regala alle verdure un sapore unico.

Ingredienti

  • Melanzane1 kg
  • Sedano600 coste
  • Cipolle250 g
  • Olive in salamoia denocciolate 200 g
  • Capperi sotto sale50 g
  • Pinoli60 g
  • Pomodori ramati(o altra varietà da sugo) 500 g
  • Zucchero50 g
  • Aceto di vino bianco50 g
  • Basilicob.
  • Olio extravergine d’oliva15 g
  • Sale grosso30 g
  • Olio di semiper friggere le melanzane 300 g

 Come preparare la Caponata

 Per preparare la caponata cominciate lavando le melanzane e privandole delle due estremità. Quindi tagliatele a cubetti di circa 1,5 cm per lato, tagliandole prima in senso verticale e poi in orizzontale. Su un vassoio sistemate uno scolapasta e versatevi i cubetti di melanzana poi cospargete con sale grosso  e adagiate sulla superficie un peso, come per esempio delle sfere di ceramica riposte in un recipiente, e lasciate così per un’ora. Questa operazione è necessaria per far fuoriuscire l’acqua di vegetazione delle melanzane e farle perdere un po’ di amaro.

Intanto, dopo aver lavato i gambi di sedano, trasferiteli su un tagliere e tagliateli a tocchetti di circa 1 centimetro dopodiché versateli in una pentola con acqua bollente e salata e, dopo 3 – 4 minuti di cottura, scolateli e lasciateli asciugare su un canovaccio pulito.

Mondate le cipolle e poi affettatele a fette finissime tutte di eguale spessore: in questo modo cuoceranno in modo uniforme. Lasciatele appassire a fiamma bassissima in una padella capiente insieme a 15 g di olio extravergine d’oliva.

Dopo una decina di minuti le cipolle saranno ammorbidite e potrete aggiungere i capperi dissalati, le olive nere snocciolate ed i pinoli. Lasciate sfrigolare a fiamma vivace per una decina di minuti.

Nel frattempo lavate i pomodori e tagliateli a cubetti di circa 1 cm, aggiungeteli nel tegame con le cipolle e gli altri ingredienti e cuocete per ancora una ventina di minuti a fuoco dolce.

In un’altra padella lasciate riscaldare 10 g di olio extravergine d’oliva  e versate i dadini di sedano sbollentati  lasciandoli soffriggere per un paio di minuti; teneteli da parte.

Dopo circa un’ora le melanzane avranno perso parte della loro acqua amara, quindi portate la scolapasta sotto l’acqua e sciacquate brevemente i cubetti in modo che perdano parte del sale e trasferiteli su un vassoio rivestito con un canovaccio ben pulito e asciugate per bene i cubetti di melanzane. Friggeteli in una padella con abbondante olio di semi bollente e dopo pochi minuti di cottura scolateli e versateli nel tegame di cottura dove avete cotto inizialmente le cipolle ed il resto degli ingredienti.

Aggiungete anche i cubetti di sedano scottati in padella  e mescolate qualche istante, dopodiché aggiungete lo zucchero  e poi l’aceto di vino bianco.

Lasciate sfumare l’odore intenso dell’aceto, poi spegnete la fiamma e aggiungete qualche fogliolina di basilico spezzettata a mano. Mescolate il tutto lasciando raffreddare per bene.

Conservazione

La caponata può essere conservata per 2-3 giorni al massimo avendo cura di porla in frigorifero in un contenitore di vetro coperto con pellicola. Prima di servirla però riportatela a temperatura ambiente, tenendola fuori dal frigo per un paio di ore.

Consiglio

A Palermo vi capiterà di mangiare la caponata insieme a dei moscardini infarinati e fritti; un’altra comune variante consiste nell’aggiungere dei filetti di peperone dolce, che friggerete insieme alle melanzane.

Curiosità

Sulla caponata c’è una gran disputa a proposito del nome: c’è chi sostiene che questo derivi dal pesce lampuga, in siciliano capone, la cui carne risulta piuttosto asciutta e quindi viene servito con la salsa agrodolce presente nella caponata per renderlo più appetibile. Altri invece sostengono che i marinai, i quali erano soliti nutrirsi di pesci salati, carne essiccata e gallette di riso, ribattezzarono il loro cibo come cauponae ossia “cappone di galera”, poiché il cappone ha invece carne e gusto pregiato, ma quando scoprirono che la salsa agrodolce impreziosiva il gusto e le carni seppero meglio apprezzare quella che da lì in poi sarebbe diventata la caponata arricchita, appunto dalla presenza del pesce, che conosciamo. Ad oggi sono state censite quasi 40 differenti ricette di caponata soltanto nel siciliano, e di queste nessuna va confusa la caponatina, priva del condimento agrodolce, più ispirato alla parmigiana, o alla versione ligure della capponadda.